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regia di Marina Spada
Italia 2009, 50'
con Elena Ghiaurov, Carlo Bassetti, Enrica Chiurazzi
Maria, una regista di cinema, voce narrante del film, è affascinata dalla poesia di Antonia Pozzi, ne studia l'opera e decide di ricercare il mondo e i personaggi della sua vita. Nel suo progetto di riscoperta dell'opera della poetessa milanese, ai giorni nostri, la donna riesce a coinvolgere un gruppo di studenti universitari che, nel capoluogo lombardo, sui muri della città, diffondono le loro poesie in forma anonima...
Arriva al Nuovofilmstudio, continuando la circuitazione sugli schermi della FICE Liguria, il film/documentario "Poesia che mi guardi" di Marina Spada, dedicato alla figura della poetessa Antonia Pozzi, una delle voci più originali del Novecento non solo italiano. Nata a Milano il 13 febbraio 1912, a partire dagli anni Ottanta, Antonia Pozzi è stata progressivamente, e oggi clamorosamente, riscoperta dalla critica e da un ampio pubblico, sia in Italia che all’estero. Ma in vita non pubblicò neppure un rigo: troppo in anticipo sui tempi, non fu capita nell’ambiente milanese in cui era inserita. Il film, attraverso la sua narrazione cinematografica su più traiettorie, permette riflessioni non solo sull’opera dell’artista, ma anche sul gesto ideale e concreto di fare poesia, sul ruolo socio-culturale del poeta di allora e di oggi. La voce di Antonia, infatti, trasuda di una liricità attualissima, propria di chi si trova soffocato nelle barriere di regole insostenibili. Quelle di una società accademico-borghese che, benché la stimasse come intellettuale, valutava la sua estrema passionalità poetica come “disordine emotivo”. Per questo, a 26 anni, nell'inverno del 1938, Antonia Pozzi prese dei barbiturici e si sdraiò sul prato innevato davanti all’Abbazia di Chiaravalle, appena fuori Milano, morendo il giorno dopo nel suo letto. “Poesia che mi guardi - ha dichiarato la regista Marina Spada alla presentazione del film a Venezia alle Giornate degli Autori 2009 - è una riflessione sulla poesia e sulla sua necessità. Amo la poesia e amo i poeti perché danno voce, coraggiosamente a ciò che di solito è taciuto. Antonia Pozzi, in particolare, mi aveva illuminata perché la sua poesia è libera, carnale, sincera”. Attraverso un lavoro meticoloso di ricerca, tra archivi e documentazioni mai riesumate, super8 di repertorio girati da Antonia stessa nonché fotografie da lei scattate, la regista è riuscita in un’opera dal duplice valore: da una parte testimonia con coerenza “di sentire” il prezioso patrimonio storico-culturale di cui si fa portavoce, dall’altra offre la purezza di un linguaggio cinematografico che commuove senza sbavature (estratto da Filmdoc 86, articolo di Giancarlo Giraud, e da Vivilcinema 6, articolo di Anna Maria Pasetti).
per approfondimenti:
trailer del film
http://www.youtube.com/watch?v=FMmvMLTr4jg
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